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"Wonder", la recensione del film

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Di Stephen Chbosky

La recensione di "Wonder", il film di Stephen Chbosky con Julia Roberts e Owen Wilson.

Regia: Stephen Chbosky

Cast: Julia Roberts, Owen Wilson, Jacob Tremblay, Daveed Diggs, Mandy Patinkin, Sonia Braga, Ali Liebert, Emma Tremblay

Genere: drammatico

Durata: 113 minuti

Voto: OO 1/2

Basato sull'omonimo romanzo di Raquel Jaramillo, madre pentita di aver ignorato una bambina 'diversa' incontrata al parco, "Wonder" edulcora il rapporto solitamente conflittuale tra il mondo sognante (e sognato) dei bambini e quello più concreto degli adulti. La bontà d'animo messa nella narrazione deriva, molto probabilmente, dal senso di colpa dell'autrice, desiderosa di spiegare ai più piccoli come sia necessario accettare chi appare difforme rispetto all'ordinario e, al contempo, di offrire una sorta di guida ai genitori su come salvaguardare i propri figli dalla cattiveria del mondo.

Lo fa partendo da una critica a sè stessa, per non aver saputo offrire gentilezza e considerazione alla bambina che aveva incontrato. Il film di Stephen Chbosky asseconda questa attitudine, cercando di costruire un'opera in bilico tra le lacrime della sofferenza e le risate di chi fa dell'autoironia la sua arma più potente. Risultato ottenuto a metà, però, perché se "Wonder" convince quando fa ricorso alla visionarietà con cui il piccolo Auggie affronta la dura realtà, si fa apprezzare un po' meno laddove spinge con troppa veemenza sui sentimenti a buon mercato.

Il riferimento è, in particolar modo, al mieloso finale più simile a quello di una favola che a quello di un romanzo che, seppur con qualche licenza, si era prefisso l'obiettivo di raccontare una verità. Dunque, ha prevalso quel senso di colpa iniziale della Jaramillo e Chbosky non se l'è sentita di aggiungere un po' di soda caustica in più al suo "Wonder". "Se potete scegliere se essere giusti o gentili, scegliete di essere gentili", consiglia questo film e, allora, nonostante gli evidenti difetti, scegliamo di prendere questa pellicola per ciò che vuole essere: un racconto di (in)formazione destinato a chi ha dato al 'buonismo' un'accezione negativa. Lodevole, comunque, negli intenti.

Francesco G. Balzano

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